Il 25 aprile fa discutere.
Gentile Direttore.
In merito a quanto ampiamente pubblicato sulla Gazzetta del 2 maggio al signor Ruggeri e al partito della Rifondazione comunista di Trofarello occorre ricordare che, in attesa del loro agognato e garantito salario ai nullafacenti esiste ancora il lavoro, quello nobile dell’impegno quotidiano per mantenere se stessi e la famiglia.
Anche quello di gente che si alza prima delle sei, che si reca nei siti dei mercati, monta le bancarelle, spera di vendere e sopravvivere alla tollerata e tutelata concorrenza abusiva, indipendentemente dal risultato smonta poi tutto e torna a casa dopo le 14, pensa e provvede a riorganizzare la giornata successiva e purtroppo non gli rimane il tempo per frequentare i circoli.
Esiste poi l’impegno altrettanto importante di chi, non potendo usufruire dei negozi di primizie e delle boutique, il mercato lo deve trovare funzionante, per organizzare la famiglia come ogni altro giorno, anche il 25 aprile, anche il 1° di maggio come è avvenuto a Chieri.
Gente che non avendo il tempo o il modo di sfilare con le bandiere rosse si dedica alle incombenze della vita, per sé, per i famigliari, per chi ha necessità di vivere e troppe volte sopravvivere.
In questa ottica, risultano squallide le argomentazioni pubblicate, si parla di aggressione e neo colonialismo riferito all’impegno della Stato che ha portato anche ai caduti di Nassyria e vi ricordo anche quelli di Kabul.
Squallide perché con il governo attuale sono numericamente aumentati gli impegni dello stesso tipo, in Libano per essere precisi; adesso quella prima chiamata guerra la fa il governo attuale, così come la fece a suo tempo il governo D’Alema senza informare il Parlamento ma partendo direttamente con i Tornado.
Adesso ci si vergogna parecchio, sono sparite le bandiere della pace, l’imbarazzo è totale, rimane solo il gusto amaro di demonizzare comunque ogni iniziativa; attenzione, i cittadini sanno pensare e non si incantano più.
L’amministrazione porta costantemente a compimento la trasformazione di Trofarello e disturba molto quando si danno le comunicazioni ai cittadini! Si vorrebbe continuare con le fandonie.
Abbiano pace gli scriventi, la guerra è finita da oltre 60 anni, la Resistenza deve essere celebrata, non però a senso unico, le vittime ci sono state, tante tantissime e vanno ricordate ma con attenzione e senza le solite imposture politiche.
In un tardivo ma apprezzato sussulto di inusuale sincerità storica il Capo dello Stato ha recentemente dichiarato: “Non erano vittime a senso unico”.
Forse pensava anche ai dieci milioni di morti nel paradiso sovietico e all’esportazione del sistema con la riduzione alla fame e alla semi schiavitù di tutte le nazioni beneficiate.
Le rappresaglie di allora nelle case, sulle piazze e le foibe sono stati tutti omicidi politici, esaltare quindi il 25 aprile con un poco di moderazione sarebbe giusto, lo lascia intendere un comunista a vita e tutt’ora in servizio come il nostro Presidente Napolitano.
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