EDITORIALE - Ladran Sancho! Senial che cavalcamos (01-2006)

CENTRO - CON QUESTA EDIZIONE DI GAZZETTA FESTEGGIAMO L’OTTANTESIMO NUMERO DEL SETTIMANALE TROFARELLESE. IN QUASI DUE ANNI DI ATTIVITÀ LA CASA EDITRICE HA DIFFUSO 184 MILA COPIE DEL SETTIMANALE ED INVIATO TRAMITE POSTA ELETTRONICA 44 MILA FILE PDF.

GAZZETTA è certamente il settimanale più letto della città. È naturale che quando si cammina lungo una strada si sentano i cani che si affacciano sui cancelli circostanti latrare e guaire a squarciagola. È segno che si sta camminando lungo un cammino affollato di voci e pensieri. Così si spiegano le insistenti voci, in redazione decisamente sgradite, che questo giornale sia di parte e che non dia la giusta voce a tutti i cittadini. Si è detto addirittura che il Comune avrebbe acquistato la testata. Voci, evidentemente male informate.

GAZZETTA ha l’unica forza nei propri lettori, ai quali deve dare necessariamente l’idea di essere obiettivo, serio ed imparziale. Ed il Direttore che guida questa testata ha rinunciato ad altre strade molto più tranquille per percorrere mari più agitati e rischiosi, a favore della propria autonomia e totale indipendenza. Chi comanda in redazione è il lettore. GAZZETTA ha sempre dato voce a chi aveva qualche cosa da dire. Il problema è che molte volte le forze politiche locali hanno avuto, negli ultimi anni, poco da dire, ma anche scarsa volontà di impegnarsi a fare sapere il proprio pensiero. È naturale che la maggioranza di governo abbia nel giornale una buona vetrina delle attività svolte in paese. Vetrina che troverebbero eventuali altre forze politiche che si trovassero a governare il paese dopo le elezioni. Questo giornale continuerà a dare la voce alla maggioranza e all’opposizione, così come la darà a tutti i cittadini che avranno qualche problema da sollevare. L’editore di Gazzetta è un editore puro. Vale a dire un editore che non ha altri interessi economici nel paese.

Noi facciamo informazione e tentiamo di produrre ricchezza ad altri imprenditori che investono sul nostro giornale in termini pubblicitari. Lo dimostra anche la nostra registrazione al Roc, il registro degli operatori della comunicazione. Il nostro è già un lavoro difficile e poco remunerativo economicamente, se poi diventa anche oggetto di calunnia, c’è poco da stare allegri. Un chiarimento doveroso.
Buon 2006. Roberto D’Uva

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