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Guido Ottolenghi: «Ricordo di essere stato anche in braccio a dei soldati tedeschi. Giornata della Memoria a Trofarello. La casa della famiglia venne requisita dalle truppe e utilizzata come loro quartier generale.

Si è celebrato la settimana scorsa il “Giorno della Memoria”, fissata per il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz.

Giornata fissata al fine di ricordare la Shoah, ovvero lo sterminio del popolo ebraico le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione,

la prigionia, la morte, e coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Per ricordare questo giorno Gazzetta è andata ad intervistare Guido Ottolenghi, capostipite della comunità ebraica trofarellese.

Dopo una vita trascorsa tra imprese di famiglia e attività dirigenziali alla Fiat il dottor Ottolenghi oggi si gode la meritata pensione nella casa in cima alla collina trofarellese che trasuda storia.

Sposato con Silvia Ottolenghi Coen ha quattro splendidi ragazzi: Elena, Miriam, Sara e Jimmi.

Tra i suoi libri della ricchissima biblioteca inizia a raccontare.

«Il mio ricordo, fortunatamente non è legato all’olocausto.

Sono della classe 1941 e quindi avevo solo 3, 4 anni.

In quel periodo avevamo i tedeschi in casa, al numero civico di via Piave.

Avevamo la cucina in condominio con i tedeschi.

Avevano lasciato un office per il giorno e le camere da letto al piano superiore.

Tutto il resto della casa era occupato dalle truppe tedesche.

I miei ricordi sono dei flash.

Rammento di essere stato in braccio dei soldati tedeschi.

Loro venivano a lavare il loro pentolame nella nostra cucina, mentre i pranzi venivano preparati dal loro camion cucina.

Si sono comportati sempre in modo corretto.

Certo abbiamo avuto un colpo di fortuna perché le truppe tedesche avevano requisito la casa a quelle condizioni che prevedeva la coabitazione.

Qualche giorno più tardi arrivarono le milizie delle SS cui potemmo mostrare il certificato che ci avevano lasciato i primi, in modo da farci lasciare in pace.

Probabilmente se non fossero passati prima le truppe saremmo finiti tutti in campo di concentramento deportati dalle SS.

Ricordo che papà andava addirittura ad ascoltare Radio Londra con il capitano tedesco.

Una camera della casa era stata anche adibita a luogo dove tenere gli ostaggi, persone che periodicamente i tedeschi prendevano e tenevano in ostaggio con la minaccia di essere fucilati nel caso fosse successo qualcosa ad un tedesco.

Quella camera è molto bella perché tutti coloro che sono passati hanno lasciato una loro testimonianza: poesie, battute contro Mussolini».


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