Inaugurato un pozzo ed un acquedotto per incentivare le colture. Dal Mali in Oratorio per centinaia di chilometri di solidarietà. Pozzi, chiese, dispensari e infermiere nei progetti futuri.
Un viaggio della solidarietà da torino ai più sperduti villaggi del Mali. È tornato da alcune settimane, contagiato da quel Mal d’Africa che coinvolge tutti coloro che mettono piede sul continente nero.
Don Giovanni Griva, ex parroco di Trofarello, racconta il suo viaggio in Mali, effettuato insieme alla sorella Ezia, e ad altre poche persone.
Sabato scorso è stato in Oratorio per parlare di questo suo viaggio della solidarietà.
«I trofarellesi già in passato mi hanno permesso di realizzare delle opere in questo paese.
Sono stato nuovamente in Mali per inaugurare un’opera che ho voluto realizzare in memoria di mio padre, utilizzando la sua eredità.
Questa mia permanenza in Africa quindi mi ha permesso di inaugurare questa importante opera, progettata da un ingegnere locale.
Lo chateau d’eau, il castello d’acqua, una sorta di grande contenitore che permette di raccogliere 18 mila litri, viene riempito da alcune pompe elettriche che vengono alimentate a loro volta da 80 pannelli solari che producono 5 kilowatt di luce elettrica.
In questo villaggio infatti hanno avuto la fortuna di scoprire una sorgente d’acqua, pur non avendo i mezzi per sollevarlo.
I giardini che verranno realizzati dalla popolazione dovranno essere irrigati 2, 3 volte al giorno, visto che la temperatura raggiunge i 50 gradi all’ombra.
Da qui la necessità di avere una grande abbondanza d’acqua.
Il sistema è stato quindi inaugurato nelle settimane scorse.
Ho avuto il piacere anche di essere testimone della fondazione della cooperativa femminile che gestirà proprio i terreni bagnati da questo sistema di irrigazione.
Abbiamo anche fatto un po’ i turisti, andando a visitare questi villaggi, incontrando persone e popolazioni di grande generosità.
Ho potuto anche documentarmi sulle etnie e sulla conformità del territorio.
Il clima in questo momento è soggetto ad una accentuata escursione termica.
Di giorno fa molto caldo mentre di notte il termometro scende di parecchi gradi.
La prima sera della nostra permanenza, nel villaggio visitato, abbiamo dormito fuori dall’albergo che ci doveva ospitare, perché la nostra camera era ancora occupata.
è stata una fortuna che mi fossi messo un maglioncino di lana nello zaino.
Di giorno invece la temperatura arriva a 50 gradi all’ombra.
Le strade non sono asfaltate e quindi nel periodo delle piogge diventano impraticabili.
La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la visita nei villaggi con le suore ed i missionari.
In questo modo si ha la situazione così come è effettivamente.
Da una decina di anni anche il Governo lascia una certa libertà e democrazia, caratterizzata anche da una certa stabilità.
I missionari hanno piena libertà d’azione per la costruzione di chiese e per evangelizzare.
Il governo si è addirittura convenzionato con i missionari dando carta bianca per la costruzione di scuole.
Addirittura i maestri sono pagati dalle stesse famiglie affinché insegnino ai loro figli.
Ci sono alcuni villaggi grandi in cui sono state costruite le scuole e qui il governo paga gli insegnanti.
Abbiamo visto come queste scuole, costruite con fango, si stanno sfasciando.
Questo è proprio l’impegno che vorremmo prenderci: la costruzione di edifici scolastici.
L’altro impegno, spronato sempre dalle richieste della popolazione locale, è la costruzione di dispensari, una sorta di infermeria che verrebbe gestita da infermieri preparati dalle scuole nella capitale.
Il dispensario sarebbe costituito da tre stanze ed un porticato.
In progetto ce ne sarebbero almeno quattro o cinque.
Tutte queste opere, insieme potrebbero essere realizzate in modo tale da essere condivise da due, tre villaggi.
L’impegno per il futuro sarà indirizzato verso questa direzione e spero che lo Spirito Santo mi aiuti».
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