Adriana Cortassa par la della polemica sulla chiesa ex voto del ‘700. San Giuseppe accende gli animi degli ex amministratori. L’ex Sindaco parla della storia della ristrutturazione della Chiesetta.
Sulla questione della riassegnazione della chiesetta San Giuseppe alla Parrocchia scende in campo anche l’ex Sindaco Adriana Cortassa che ha avviato, diversi anni or sono il progetto di ristrutturazione dell’antico voto al Santo lavoratore.
«Ho letto sugli scorsi numeri della Gazzetta la lettera del signor Ruggieri e la risposta del consigliere Ferrero a proposito della chiesetta San Giuseppe - esordisce Adriana Cortassa -
Dal momento che da quest’ultimo sono state chiamate in causa le passate amministrazioni, credo sia utile anche il parere di chi comunque ha avuto una parte nel volere il restauro della chiesetta.
Un po’ di storia: la chiesetta San Giuseppe risale al 1713, è stata voluta ed è stata fatta costruire dal Municipio in seguito al voto fatto dai consiglieri comunali in occasione della pestilenza che fece strage negli anni 1629,1630.
Solo dopo un’altra epidemia, scoppiata nel 1713 e che coinvolse solamente i capi di bestiame, si attuò il progetto e nel 1720 finalmente la chiesetta fu costruita.
La chiesetta di oggi, però, non è quella: infatti, per volere degli amministratori di quel tempo, quarant’anni dopo fu demolita la chiesetta che era stata eretta con povertà di mezzi e ne fu edificata un’altra più grande: siamo nel 1753, quando la chiesetta venne terminata con gli affreschi dei fratelli Pozzi, raffiguranti alcune scene dello sposalizio della Vergine incinta con San Giuseppe nel tempio di Gerusalemme e la fuga in Egitto.
Veniamo ad oggi: nella seconda metà del ‘900 la chiesetta è stata utilizzata come sala comunale, è servita anche per sede dei consigli comunali e durante i due mandati amministrativi che ho svolto è stata sede di numerose iniziative culturali da parte delle scuole e delle associazioni presenti sul territorio, oltre che sede di frequenti riunioni.
E’ vero che l’iter per il recupero della chiesetta è stato lungo, come riferisce il consigliere Ferrero: del resto curare la stesura del progetto secondo i dettami dei beni ambientali e trovare i finanziamenti per il comune non è sempre facile.
Già perché la chiesetta continua ad essere proprietà del comune e non è stata recuperata con le offerte votive dei fedeli della religione cattolica, ma con il denaro di tutti i cittadini, anche di quelli che non si riconoscono, per vari motivi, nella religione cattolica - continua la Cortassa - Di qui è nato l’equivoco: un cittadino che non conosce i fatti non può capire perché il comune voglia esercitare dei diritti sulla chiesetta san Giuseppe.
Il comune è un’istituzione, così come lo è la Chiesa, entrambe hanno delle proprietà, tutte le chiese del territorio sono della Curia tranne la chiesetta San Giuseppe che è e continua ad essere del comune.
Credo che siamo tutti d’accordo che la chiesa possa celebrare la messa in una chiesa comunale, come saremmo credo tutti altrettanto d’accordo che il comune si servisse di proprietà inutilizzate della Curia per scopi sociali.
Occorre però che si sappia che il comune “impresta” una sua proprietà e la imprestano dunque tutti i cittadini alla Chiesa cattolica che così può celebrare funzioni religiose nel centro del paese, anche se poco distante c’è un’altra chiesa San Giuseppe, ma la chiesetta è più piccola, più raccolta ed è un bel gioiello stilistico ed architettonico, rinnovata da poco per l’impegno comune di amministrazioni che, dovendo occuparsi sempre di tutti i beni comunali, non sono riuscite prima a trovare fondi, a far fare progetti, dal 1997 al 2001, e finalmente a far realizzare l’opera, dal 2001 al 2006».
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