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Scomparso tragicamente cantoniere del comune.

Calogero Sciascia era un uomo buono.

Tanto buono quanto sfortunato.

Ricordo di averlo conosciuto durante il primo mandato del sindaco Cortassa a metà degli anni ‘90, quando aveva iniziato a lavorare come cantoniere in Municipio ed io realizzavo la parte redazionale del giornale comunale Trofarello Notizie.

Lo conobbi proprio in occasione della redazione di un articolo dedicato ai cantonieri.

Era l’ultimo degli assunti e Sciascia finiva spesso sul triciclo del Comune ed il suo badile a scavare le fosse al cimitero.

Tra una badilata e l’altra Calogero mi raccontava di avere una famiglia numerosa e di essere molto preoccupato per il suo sostentamento.

Ma era un uomo tranquillo.

Nato 53 anni fa a Palermo, da anni era arrivato al Nord in cerca di quel lavoro che la sua cara Sicilia non gli aveva potuto dare.

Un’esistenza modesta che però nascondeva un grande entusiasmo per la vita.

Era entusiasta anche per il lavoro che aveva ottenuto in Municipio.

Lo ricordo anche per il rispetto con cui ogni volta che mi incontrava mi rivolgeva il suo caloroso saluto.

Calogero Sciascia nel primo pomeriggio del 10 aprile si è tolto la vita.

Ha scelto per dare l’addio al mondo gli scantinati del luogo che più gli aveva permesso di sperare in una vita migliore per se stesso e la sua famiglia: il Municipio.

Il suo corpo esanime è stato scoperto da un collega di lavoro intorno alle 14,45.

Carabinieri e medico legale non hanno dubbi: suicidio.

Martedì 10 è al lavoro come sempre con i compiti di piccola manutenzione.

Aveva trascorso la pausa pranzo con i colleghi al circolo privato «I Quattro Mori».

Dopo pranzo è scomparso per qualche ora.

I suoi amici si sono preoccupati e hanno iniziato a cercarlo; lo hanno trovato senza vita nello scantinato.

Sciascia da qualche anno viveva a Cambiano in via Cardellini 9 con uno dei cinque figli.

Gli altri quattro vivono con la madre dalla quale l’uomo si era separato qualche anno fa.

E proprio la separazione dalla moglie e dai figli lo aveva fatto cadere in una profonda depressione.

Oggi Calogero non c’è più.

Resta il ricordo di un uomo buono ed una fotografia sulla lapide nel cimitero di Trofarello.

Roberto D’Uva


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