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0 Dopo l’oltraggio fatto alla Bacheca della Lega, i crocifissi tornano in aula.

La Croce approda in Consiglio.

Il Sindaco denuncia gli ignoti autori alla Procura. Solidarietà tra i politici.

UNA DENUNCIA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DA PARTE DEL PRIMO CITTADINO, IL SINDACO TOMEO, UNA MOZIONE DELLA LEGA ED UN ORDINE DEL GIORNO DEL GRUPPO CONSILIARE PATTO PER TROFARELLO.

Sono queste le conseguenze dell’atto vandalico, realizzato con la riproduzione di una croce realizzata con escrementi, rivolto alla bacheca della Lega Nord recante la dichiarazione del Ministro Calderoli riguardante la sentenza di Strasburgo dal titolo “Giù le mani dai nostri crocifissi”. La provocazione che qualcuno ha voluto fare al gruppo locale della Lega Nord sporcando la vetrina della bacheca del gruppo politico è finita sui banchi del consiglio comunale tenutosi lunedì scorso con quasi due ore di discussione.

«Una motivazione che ci siamo dati per giustificare questo atto - spiega il capogruppo della Lega Nord Gian Renzo Visconti -può essere ricollegata al fatto che la sezione di Trofarello, nei giorni 14 e 15 novembre, ha effettuato la raccolta firme a favore del mantenimento del crocifisso nei luoghi pubblici, ottenendo una buona partecipazione da parte della cittadinanza. Un fatto analogo era già avvenuto circa un anno fa in cui le affissioni pubbliche inerenti al tesseramento alla Lega Nord erano state sporcate con escrementi. Non venne fatta denuncia per evitare polemiche».

L’approvazione della mozione della Lega, con grande consenso, ed il solo voto contrario di Leonardo Di Vizio, unico esponente dell’Unione presente in aula, ha avuto anche un effetto immediato. Presto saranno appesi alle mura delle classi anche i crocifissi che oggi mancano all’appello. Il 60 per cento delle aule infatti non ha il crocifisso.

«Manifestiamo come firmatari dell’ordine del giorno profonda soddisfazione per il voto espresso nell’ultimo Consiglio Comunale, che ha visto la maggioranza e l’opposizione di area moderata unite nel voto a tutela del mantenimento dei crocifissi nei luoghi pubblici e nelle aule scolastiche - spiega Pairetti - Il nostro intendimento non era certo quello di imporre un Simbolo, ancorchè universalmente riconosciuto di amore, giustizia e fratellanza. Il nostro intento era piuttosto quello di difendere i Valori fondanti la nostra cultura da chi voleva imporci di togliere i nostri crocifissi dai luoghi dove da sempre noi stessi li avevamo liberamente posti. Siamo sinceramente dispiaciuti, ma non certamente sorpresi, dall’unico voto contrario al mantenimento del crocifisso nei luoghi della nostra vita quotidiana, espresso dall’Unione. Questo voto purtroppo conferma le difficoltà di convergenza in materia di temi etici tra l’ala moderata e centrista e la componente della sinistra più radicale » conclude Pairetti.

Ma l’argomento della Croce nei luoghi pubblici non ha infervorato soltanto gli ambienti politici. Al giornale sono arrivate molte testimonianze.

«Il crocifisso fa parte di noi. come la nostra vita umana, sia per i credenti che no - commenta Liliana Zucca del Park Hotel Salzea - Chi vede il crocifisso nelle scuole non gli adulti che nella maturità decideranno poi loro in quale religione credere. Con tutte queste dicerie è ora di smetterla. Il crocifisso è sempre esistito e deve continuare ad esistere. Gli extracomunitari hanno la loro religione e nessuno li obbligherà a cambiarla ».

«Ormai è materia ampiamente trattata, da alcuni con autentici sentimenti di sdegno, da altri con gli opportuni distinguo tanto per non sbilanciarsi troppo - esordisce Giulio Vercelli, segretario di circoscrizione della Lega Nord - Di certo vi è che l’azione di contrastare con una petizione popolare la ridicola sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha disturbato parecchio coloro che in nome di una presunta liberalità verso i nuovi arrivati vorrebbero annientare ogni sentimento e tradizione di noi cittadini. Il manifesto fatto segno di tanta attenzione è stato da me esposto durante le raccolte firme a Riva il mercoledì 11, a Poirino il sabato 14, a Trofarello il 15 novembre e poi affisso in bacheca. Ovunque vi è stata grande affluenza ed in certi casi autentica ressa, i cittadini vogliono rispetto per le loro tradizioni, la loro millenaria cultura, la loro identità. Poco vi è da dire su questi artisti del momento e sulle loro decorazioni, non opera di un singolo perché i vili agiscono solo in gruppo, non hanno fatto altro che lasciare un poco di se stessi su quella bacheca, è l’unica azione che sanno compiere, sono il braccio di coloro che, fingendo di dissentire, come sempre li indirizzano sugli obiettivi. Come sempre i cittadini poi con la matita emettono la sentenza; ogni volta un gran bruciore»
conclude il segretario di circoscrizione della Lega. Intanto Leonardo Di Vizio fa sapere le motivazioni della sua decisione di votare contro alla mozione della Lega.

«Ci aspettavamo di dover discutere una mozione sull’esposizione del crocifisso negli edifici pubblici, nel valutare le mozioni presentate oggi ci sono diverse considerazioni da fare - esordisce Di Vizio - Vi è un aspetto giuridico da considerare, la sentenza della Corte Europea che nel riconoscimento del principio di pari dignità dei cittadini, impone di non esporre negli uffici pubblici il simbolo della croce. Nella nostra Carta Costituzionale, dove si sanciscono i principi e si gettano le basi per una democratica convivenza dei cittadini vi è il riconoscimento dello stesso principio. Nel rappresentare tutti i cittadini italiani lo Stato deve essere imparziale ed assicurare loro pari dignità, anche l’Assessore che copre un ruolo istituzionale rappresenta tutti i cittadini anche quelli che eventualmente non professano la fede cattolica. Crediamo sia dannoso enfatizzare e porre gli accenti sulle condizioni che possono essere causa di divisione sociale. Stiamo vivendo anni di crisi economica, ogni giorno vi sono lavoratori e lavoratrici che perdono la loro fonte di sostentamento per se stessi e per le loro famiglie e vi sono anime che in questo momento non vivono condizioni di serenità, andare a creare delle spaccature o delle contrapposizioni ideologiche o di fede in questo momento può essere molto pericoloso, abbiamo già avuto reazioni ingiustificabili e non vorremmo che il continuare di questa discussione avesse conseguenze peggiori. Non crediamo che una sentenza possa mettere in dubbio la nostra fede o le nostre radici, sono le nostre azioni che possono pregiudicare il nostro futuro. Una fede non ha bisogno di essere ricordata in ogni luogo o in ogni ufficio o classe, è il nostro attaccamento che la tiene viva - conclude il capogruppo de l’Unione - Inoltre questa mozione non aggiunge o toglie nulla a quanto già accaduto, per questo riteniamo che sia solo un modo per rimarcare l’appartenenza in prospettiva delle prossime amministrative».

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