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La testimonianza di tre trofarellesi che sono stati a L’Aquila.

In tenda con i terremotati sfollati.

DUE GIORNI VISSUTI SOTTO LE TENDE, GOMITO A GOMITO CON LE POPOLAZIONI TERREMOTATE DE L’AQUILA. AD ESATTAMENTE CINQUE MESI DAL TERREMOTO CHE HA SCONVOLTO LA VITA DEI CITTADINI DEL CAPOLUOGOABRUZZESE, TRE TROFARELLESI SONO STATI NEL CAMPO NUOVA ACROPOLI, OSPITI DEGLI ARTISTI AQUILANI CHE, IL LUGLIO SCORSO, SONO STATI OSPITATI IN CITTÀ, IN OCCASIONE DELLA NOTTE BIANCA DI TROFARELLO. I PROTAGONISTI DI QUESTO VIAGGIO TRA LE TENDE DE L’AQUILA SONO MAURO MARNETTO, MARINA LUPO, MARISA RUFFO ED IL CHIERESE ANDREA COPPA, QUESTI ULTIMI DUE SONO OPERATORI SHIATSU.

«Abbiamo mantenuto i contatti con i ragazzi dell’Associazione Artisti Aquilani e così, dopo numerosi inviti, abbiamo deciso di andarli a trovare - spiega Marina Lupo - Il 20 e 21 agosto siamo così stati da loro, nel campo che viene chiamato Nuova Acropoli. Con noi è venuta anche Marisa Ruffo, operatrice Shiatsu, che ha trattato tutta una serie di persone. La nostra è stata solo una visita per mantenere i contatti con i ragazzi che avevamo ospitato e che tenevano moltissimo a farci vedere come si vive nel campo».

E come si vive nel campo? «In soli due giorni ci siamo resi conto di come sia terribile la vita in tenda. Oltre alla tragedia di non avere più una casa, queste persone hanno mille altri motivi di angoscia. Nel campo la vita scorre tranquilla, perché gli abitanti sono persone di buon carattere, ma si respira la loro angoscia per l’incertezza del futuro. Non vi è alcuna possibilità di privacy, Non si può dire che manchino i generi di prima necessità. Però sono cinque mesi che queste persone vivono perennemente insieme, senza la possibilità di avere cinque minuti di tranquillità o la possibilità di farsi un pasto o un caffé come piace a te. Nella tenda non vivono solo persone della tua famiglia e magari capita che uno che si debba cambiare lo debba fare davanti a persone che non appartengono alla propria cerchia familiare. La vita nella tenda - continua Mauro Marnetto - viene giustificata dall’urgenza, ma dopo cinque mesi di tempo, forse la gente si aspetta qualche cosa di più. La cosa che colpisce di più è l’angoscia con cui vivono il pensiero per il futuro. Già a luglio era stata resa nota nel campo un’ordinanza che annunciava lo sgombero del campo, senza che fosse stata prospettata però una alternativa concreta alla vita in tenda. Gli stessi abitanti si chiedono perché non siano stati portati i container. È vero che nel container, magari ci stai per due anni, ma magari ci si poteva organizzare una certa quotidianità che non si può avere con la vita in tenda. Questo naturalmente sono le sensazioni che abbiamo percepito e le testimonianze che abbiamo raccolto. Oltre tutto gli Aquilani non sono assolutamente polemici. Il desiderio dei ragazzi dell’associazione Artisti Aquilani è che Trofarello continui a ricordarsi di loro. Ci hanno detto che i trofarellesi hanno dimostrato una grande continuità di aiuto, anche solo con il contatto e questa sensazione di non essere stati abbandonati è un aspetto che li aiuta molto. Ora l’obiettivo di questi ragazzi è continuare la loro attività, svolta tra gli sfollati. Sul sito artistiaquilani.it hanno pubblicato le loro intenzioni. Stanno cercando una piccola tenda da circo, ma anche roulotte, camper, case su ruote, container per affrontare l’inverno. L’inverno infatti è alle porte ed il freddo di notte si fa già sentire. Gli artisti aquiloni nel loro appello dichiarano di volere rimanere a L’Aquila ribadendo che la ricostruzione deve essere fatta anche a livello sociale e culturale. Loro vorrebbero costruire questa casa del teatro, ma l’obiettivo economico è ancora molto lontano. La necessità è quindi di avere un posto dove continuare a fare le loro prove. Speriamo che nessuno li dimentichi. Nel frattempo stiamo studiando insieme ad altri trofarellesi una nuova occasione per farli tornare in città e dimostrare loro la nostra solidarietà ».


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