» Commemorazione del 25 aprile «

I cittadini: «I carabinieri sono stati parte attiva della Resistenza partigiana». Commemorazione del 25 aprile: infuriano le polemiche. Dopo le lettere di Rifondazione un gruppo di cittadini prende posizione sull’argomento.

Infuria la polemica sulla ricorrenza del 25 aprile e sulle lettere pubblicate la settimana scorsa da Gazzetta a firma di rifondazione comunista.

Un gruppo di cittadini ha preso posizione per esprimere il proprio rammarico per l’intervento del gruppo politico.

«Siamo esterrefatti dalle dichiarazioni del gruppo politico pubblicate sul vostro giornale a titolo “Strumentalizzare la Resistenza” - esordisce il portavoce della delegazione - Non c’è commento.

Nessun cittadino italiano, consapevole del periodo di grande democrazia in cui stiamo vivendo, può giustificare le inconsulte parole che provengono da tale intervento.

Senza andare a parlare delle considerazioni non politiche, ma estremamente pretestuose sui discorsi pronunciati in occasione della commemorazione del 25 aprile dal sindaco di Trofarello, liberamente espresse nella piena assonanza del suo ruolo e cioè di unico ed eletto rappresentante dello Stato.

Ma ciò che ci fa andare su tutte le furie è l’espressione: “il corteo si è concluso di fronte al monumento ai caduti dell’Arma dei carabinieri, morti rispettabilissime, ma che non hanno nessuna relazione con la ricorrenza della liberazione dal nazifascismo”.

Pensiamo che questa sia una frase, oltre che offensiva per i singoli caduti, aberrante, un insulto a tutti gli italiani che hanno combattuto per la libertà e dettata da una, voluta o non, ignoranza della condizione storica, culturale e politica del nostro paese.

Chi ha scritto tale lettera, probabilmente, o volutamente, non “ricorda”.

E sottolineamo che è proprio il ricordo la motivazione nazionale della manifestazione - apostrofa il portavoce della delegazione - che i Carabinieri, così come tutti i caduti per la resistenza, sono stati tra i primi a cadere su tutti i fronti.

Vogliamo citare “solo” alcuni fra i tanti: il vice brigadiere Salvo D’Acquisto, che si è sacrificato per salvare 22 ostaggi civili, il quale non a caso è salito agli altari della chiesa e diventerà santo; i carabinieri La Rocca, Marandola e Sbarretti, martiri di Fiesole i quali, già al sicuro sulle montagne di Firenze ed al comando di gruppi partigiani attivi, si consegnavano e venivano fucilati per non tradire i compagni combattenti per la libertà.

E poi ancora i martiri di Cefalonia, a cui in ultimo il nostro presidente della Repubblica ha reso omaggio proprio il 25 aprile definendoli “i primi veri martiri della Resistenza”.

In quest’occasione il tenente dei Carabinieri Petruccelli, imposto dai tedeschi di ammainare la bandiera italiana, si rifiutava rispondendo: “Se quella bandiera cadrà da lassù, cadrà con me”, e venne immediatamente fucilato.

Non da meno, solo alcuni dati sui caduti dell’Arma in azioni contro i nazifascisti: 2753 caduti in combattimento, 6521 feriti, 12 fucilati alle Fosse Ardeatine.

Non citiamo la partecipazione dei Carabinieri, uniti ai militari ed ai civili “veri combattenti” che hanno immolato e messo a repentaglio la loro vita sulle nostre montagne, che sono stati deportati nei campi di concentramento, facendo sì che oggi noi, figli di questa patria da loro liberata, possiamo godere di questa democrazia.

Questa è la constatazione storica in risposta alle parole inconsulte di chi ha scritto la lettera a cui vogliamo rispondere.

Ora facciamo una constatazione sulla motivazione che ha animato la lettera di “polemica” sulla manifestazione.

Innanzitutto noi cittadini ci sentiamo un grosso “amaro in bocca” per lo spirito assolutamente inopportuno che colloca i Carabinieri come “coloro che non c’entrano nulla con la Resistenza”.

Tale affermazione è vergognosamente offensiva non solo per i Carabinieri, ma per tutti noi italiani, ancor più perché tale affermazione proviene da una parte politica che nel corso degli anni ha monopolizzato la parola “democrazia” a proprio colore come condizione sociale univoca e che forse non ne ha ben conoscenza e che sfrutta, almeno in questo caso a proprio piacimento, senza rendersi conto che offende tutti coloro che sono morti per ottenerla.

Si paragonano i due monumenti: la lettera di Rifondazione dice che la commemorazione è stata sminuita per la poca partecipazione al monumento ai caduti per la libertà in piazza 1° Maggio.

Primo appunto: il monumento ai Carabinieri è intitolato a tutte le Divisioni dell’Arma a cui hanno appartenuto le migliaia di Carabinieri che hanno partecipato, ed anche nelle loro funzioni, determinato, la vittoria della lotta di Liberazione.

Secondo appunto: si contesta al Sindaco la pretestuosità del suo intervento.

Anche in questo caso ci si è dimenticati della parola “democrazia”.

Se in questo paese il sindaco non può esprimere il proprio pensiero in una occasione pubblica che non sia di “gradimento” ad una precisa parte politica o che contenga solo parole stereotipate legate alla ricorrenza, allora siamo proprio messi male.

Tanto per citare il nostro presidente della Repubblica, nei suoi discorsi sulla ricorrenza del 25 aprile ha citato vari aspetti del paese che non avevano nulla a che vedere con la ricorrenza, ma è stato benevolmente apprezzato.

Terzo appunto: si legge che la manifestazione è stata “mortificata, svilita ed offesa” perché l’amministrazione comunale ha permesso lo svolgimento del mercato settimanale impedendo di fatto la commemorazione al monumento ai Caduti della Resistenza in piazza 1° Maggio.

In piazza 1° maggio non esiste un monumento intitolato ai Caduti per le libertà ma un monumento dedicato “alla Pace” che viene onorato in tutte le occasioni istituzionali previste dalle ricorrenze nazionali e non solo per il 25 aprile.

Proprio la parte politica che firma la lettera, che dovrebbe avere come principio la difesa dei diritti sociali dei cittadini, contesta che in un paese libero e democratico si svolga il regolare mercato settimanale?
 
Allora siamo messi più male ancora - concludono i cittadini trofarellesi, che grazie allo sfogo in redazione sbollentano gli animi -
 
Per concludere, questi signori che hanno scritto quella lettera, farebbero bene a dare una bella rispolverata alla loro memoria, ad aprire gli occhi sulla realtà odierna ed a ricordarsi che per tutto quanto sopra è stato detto, dobbiamo innanzitutto rispetto sia a chi ci ha preceduto, sia alle istituzioni, e sia a noi stessi tutti, ricordandosi soprattutto che i monumenti, qualunque essi siano, sono alla memoria di coloro che oggi ci permettono di vivere civilmente».

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